UN GIORNO … PER CASO …

un giorno per caso copertina

 

1 CAPITOLO

Un giorno per caso …..

Bè, si, se ci pensiamo bene tutto inizia per caso, la vita stessa ha il suo inizio per caso.

Due persone si incontrano, si piacciono, trascorrono del tempo insieme, capiscono che l’uno non può fare più a meno dell’altro, ed ecco che “per caso” danno vita ad un’altra vita, così, per caso.

E’ così per tutti noi, ed è stato così anche per Martina.

Chi è Martina?

Martina è una mia cara amica, una di quelle amiche con cui condividi tutto, la stessa classe, le bambole, amici ,serate, scarpe, (fino a quando il numero lo consentiva) abiti, tutto ; quell’amica che anche se per un lungo tempo perdi di vista, la porti sempre con te, nei ricordi, belli e brutti.

Molto spesso mi capita di ripensare alla sua vita, e si,  perchè Martina non ha per niente avuto una vita semplice, come tutti noi è venuta al mondo per caso, da un’incontro avvenuto chissà per quale scherzo del destino.

I genitori di Martina vivevano ad anni luce di distanza, la madre viveva nel Venezuela ed il padre nella nostra capitale, Roma; ed un giorno, un viaggio, una vacanza li ha fatti incontrare.

E’ stato subito amore?

Non lo so, per i racconti della mia cara amica, la madre era inizialmente molto titubante, mentre il padre era euforico e felice per questo incontro inaspettato.

Se non mi sbaglio erano i primi anni’70, e per chi è stato, o vive nella magica capitale può sapere perfettamente quanto questa può essere magica e coinvolgente, ma allo stesso tempo può tradire ed ingannare, illudere e deludere.

Il viaggio della madre di Martina se non erro, è stato molto lungo, girò quasi tutta l’Italia e proseguì  per l’Europa, Parigi, Portogallo, Londra.

Non credo che il papà di Martina la seguì in ogni suo spostamento, in ogni suo viaggio, ma la cosa certa è che era sempre li ad aspettarla.

Ma come si sà, tutti i viaggi hanno il loro inizio e la loro fine, e così ,dopo alcuni mesi che per lei arrivò il momento di ritornare a casa, nel suo Venezuela e salutare il suo Amore Italiano.

Quando Martina mi raccontò la fine del viaggio di sua madre, ed il momento in cui dovette salutare il suo amore si commosse, oggi, ripensando alla sua commozione non so bene se le sue fossero  lacrime di emozione o di rabbia.

In ogni caso si salutarono, si strinsero forte promettendosi che un giorno la loro vita sarebbe proseguita insieme, che il loro futuro sarebbe stato lo stesso.

Si scrissero per molti anni, ora non so se nel frattempo, tra una lettera e l’altra uno dei due o magari entrambi avessero intrapreso altre frequentazioni, quel che con certezza ho potuto capire dai racconti è che non si erano mai dimenticati.

In una delle tante lettere recapitate  in Venezuela, un giorno arrivò quella decisiva, quella che faceva la richiesta che qualunque donna prima o poi  attende …..

Mi vuoi sposare?

Non so che reazione abbia avuto lei, nemmeno Martina seppe dirmelo, la cosa certa è che la risposta fù un Si.

Si sposarono in Venzuela in una giorno d’ Aprile , lei in semplicissimo abito bianco, ed una grande corona di fiori che le circondava tutto il capo,lui in elegante abito celestino.

Decisero di comune accordo di vivere la loro vita, e costruire la loro  famiglia a Roma, e fù cosi, che dopo un paio di giorni dalle nozze, presero insieme il volo verso la loro nuova vita.

Il padre di Martina era il terzo di otto fratelli, ed il giorno del loro arrivo erano tutti lì ad attenderli, ad aspettare i novelli sposi per portarli verso il loro “nido d’amore”.

E da qui, da quest’ultimo viaggio, almeno cosi ha sempre sostenuto Martina, sicuramente perchè glielo ha confessato sua madre, che tutto ebbe inizio, che anche il diamante più splendente, più brillante, si rivelò essere un falso.

Mi capita di pensare alla madre della mia amica, e ancora oggi mi chiedo, e non riesco a trovare una risposta, su come questa donna abbia in passato preso la decisione di andare così tanto lontano, in un paese con usi e costumi totalmente differenti da quelli che erano i suoi, eppure l’ha fatto.

Grande donna e grande scelta?

Non lo so, secondo me, non perchè me lo abbia mai detto nessuno, e tanto meno Martina, è stata solo paura di un giorno rimanere sola.

Nessuno sa realmente come sia stato il primo anno di matrimonio dei genitori di Martina, nessuno dei due ne ha mai parlato, nessuno dei due lo ha mai raccontato, ma lei rimase subito incinta.

Gravidanza difficile, rischiosa, ma fortunatamente conclusa bene, e forse è stato proprio da qui che quel diamante così splendente, così luminoso aveva cominciato ad assumere un aspetto un pò più torbido, più opaco.

Ricordo in particolare un racconto specifico che Martina mi descrisse riguardo la prima gravidanza di sua madre.

Bè, in quei tempi le gravidanze erano ben differenti da quelle di oggi, il sesso del bambino si scopriva al momento della nascita, e forse, vi dico la verità, questo è un dettaglio che confrontato ad oggi, preferisco.

Il fatto stà, che arrivò il giorno in cui i suoi genitori iniziarono a parlare del nome che avrebbero dato al bambino.

Se non erro la gravidanza era ormai quasi giunta al termine, nonostante tutte le difficoltà.

“Martina” disse la madre, se fosse femmina vorrei chiamarla Martina, il padre non obiettò, arrivò il momento di decidere il nome nell’eventualità il bambino fosse stato un maschietto, mi vengono i brividi solo a provare ad immaginare il verso che prese la situazione.

“Che ne dici di Andrea?” disse la madre, e da questo nome che il suo diamante iniziò ad opacizzarsi, che forse tutte quelle certezze della scelta presa, iniziarono piano piano a sgretolarsi.

Pugni sul tavolo, schiaffi e calci, solo perchè il nome dell’eventuale maschietto sarebbe dovuto  essere quello del nonno paterno di Martina, ed io dico, bastava dirlo, esprimerlo, parlarne.

Non so quale pensiero fosse venuto nella mente della madre di Martina in quel momento, ma forse come ogni donna, non nè ha tenuto conto, l’avrà sicuramente giustificato e magari , forse, si sarà anche colpevolizzata.

E così, poco dopo quest’episodio che  arrivò il tanto atteso momento, la nascita di Davide.

Hanno sempre raccontato a Martina che il fratello Davide appena venuto alla luce non fosse un bel bambino, chissà , forse per la gravidanza un pò difficile, un pò complicata, ma crescendo, con il passare dei mesi, diventò bello, paffutello e simpatico.

Nessuno sà realmente come andarono i primi anni della vita di Davide, a questo punto  c’è un vuoto, un vuoto che nemmeno i racconti di Martina riescono a colmare, perchè nemmeno lei sapeva, nemmeno lei conosceva, e forse, nemmeno ha mai voluto sapere, perchè forse il suo vissuto le dava già la risposta.

Ma se ora provo a ricordarmi tutte le volte che con Martina abbiamo  sfogliato, tutti gli album di fotografie, ricordo perfettamente Davide, con quei suoi capelli biondi sempre in lacrime, e forse proprio da queste foto che posso ricavare da sola la risposta.

 

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