Cresciamo tra principi, principesse, destrieri bianchi, castelli incantati e tanti vissero felici e contenti.
Si, favole bellissime, magiche e romantiche, ma che con il passare del tempo, crescendo, ti fanno comprendere che restano tali,semplicemente fiabe,che ti fanno si fantasticare, ma che a poco serviranno nel tempo.
C’è però una fiaba che ultimamente mi ronzava per la testa e che seppur tale resta, mi ha fatto pensare, riflettere .
A volte basta poco per rassicurare qualcuno, sembra banale, a tratti anche sciocco, e forse lo è , ma per un individuo che viene colpito da un momento di insicurezza, una parola, un sorriso, o anche un semplice amorevole sguardo può cambiare quell’improvviso attimo.
In quel piccolo frammento momentaneo di incertezza, i pensieri volano, le domande si accumulano una sopra l’altra, ed il timore di chiedere, domandare, prende il sopravvento su ogni tipo di azione si voglia fare.
Si dà per scontato che i genitori ci siano, sempre presenti, sempre lì pronti ad aspettarci, ad accoglierci, sorreggerci, confortarci e comprenderci.
Arriva però un momento dove tutto quello che avevamo dato per certo, sicuro, quasi immortale, ci venga improvvisamente tolto, quasi estirpato, strappato.
Si deve poi fare i conti con l’assenza, ci vuole tempo per accettare, in verità non si accetta mai, s’impara solo a convivere con l’assenza.
Ma più dura dell’assenza per una perdita, è l’assenza con la presenza, esserci ma in realtà non esserci.
Cerco sempre nel mio piccolo, nelle mie capacità, nella mia attenzione, di percepire, comprendere, analizzare e sentire ogni cosa che penso ne valga la mia riflessione.
Che sia un dialogo, un discorso, una frase, una lettura, se questa cattura il mio interesse interiore, il mio pensare va oltre al momento stesso in cui quella determinata cosa sia stata detta, letta o ascoltata.
Medito, valuto, parlo con me stessa fino al momento in cui ho ben inciso nella mente il mio pensiero.
Ed oggi è stato proprio cosi, una frase ha catturato la mia attenzione, la mia osservazione.
Ieri mentre scorrevo i reels di Instagram, sono stata rapita dalla performance realizzata dal coreografo Yoann Bourgeois.
Un uomo ed una donna in piedi su di una piattaforma rotante, entrambi alla ricerca di un terreno comune che potesse dar loro un equilibrio, una stabilità.
Il passo di uno che influenza quello dell’altro, ambedue in bilico
Si incontrano, si avvicinano, si toccano.
Le loro mani si sfiorano, si allontanano.
La piattaforma rallenta, poi riprende a girare e finalmente i due si incontrano, si abbracciano.